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La mia esperienza con la Warrior diet

di FabioP • 12 aprile 2013 • Inserito in: Articoli

Prima di tutto una precisazione: non sono un esperto di nutrizione. Oltre a non avere nessun titolo di nessun genere in questo campo, non ne sono neanche appassionato da autodidatta. Non posso farci niente, è più forte di me: a casa non ho neanche una bilancia per pesare gli alimenti, figuratevi se mi metto a contare le calorie.

Vista la premessa, vorrei chiarire ulteriormente lo statuto epistemologico di questo articolo: non si tratta di “prescrizioni” su come o cosa fare (a differenza, ad esempio, dei programmi di allenamento o della tecnica di esecuzione di un esercizio), ma della semplice condivisione di un’esperienza personale, come del resto indicato nel titolo stesso.
Cercherò di essere il più preciso possibile in questo resoconto, sperando di fornire in questo modo qualche utile spunto di riflessione.

Hofmekler, chi era costui

A chi non avesse le idee chiare sull’argomento del presente articolo, consiglio la visita di questo sito: http://www.warriordiet.com/ , e segnalo anche che il libro è ampiamente disponibile in .pdf nei vari torrent e altri siti di condivisione (avrete notato che ho una visione molto liberale del diritto d’autore; un giorno forse spiegherò più ampiamente la mia posizione in merito).

La Warrior diet in breve

Ecco i punti salienti di questo particolare approccio alimentare:

- 18-20 ore al giorno di digiuno quasi totale;
– 6-4 ore di alimentazione;
– nessun calcolo di calorie né macronutrienti;
– un ordine particolare  negli alimenti;
– lasciarsi guidare dal senso di sazietà;

Come si può notare, si tratta di indicazioni di una semplicità forse sconcertante, e sicuramente abbastanza diverse dalle linee guida tradizionali in tema di alimentazione. Vi rimando comunque alla lettura del libro per gli approfondimenti necessari.

L’occasione giusta

Pur avendone sentito parlare già parecchi anni fa, non avrei mai pensato di seguire questa dieta, se non mi si fosse presentata un’occasione particolarmente strana: nel 2011 ho iniziato a lavorare come portiere di notte, in un albergo che mi forniva anche vitto e alloggio, solo che a causa degli orari particolari, non riuscivo a fare i canonici tre pasti al giorno. Finito il turno alle 7 di mattina, infatti, avevo giusto il tempo di cambiarmi e andare in palestra, per tornare in tempo per il pranzo (alle 12) e poi, verso le 14, andavo a dormire.

Ovviamente svegliarmi alle 18 per cenare sarebbe stato improponibile, quindi decisi di fare di necessità virtù e documentarmi più approfonditamente su questa strana dieta di un solo pasto al giorno; questo, in fondo, è il succo, tolto l’aspetto “evolutivo”, secondo il quale l’uomo si sarebbe evoluto cacciando e raccogliendo cibo per tutta una giornata, e avrebbe concentrato il pasto principale la sera, prima di andare a dormire (può essere, non ho dati sufficienti per confermare o smentire queste affermazioni) e quello “mistico”, secondo il quale i vegetali freschi avrebbero “energie” che dobbiamo assorbire per prime, una volta interrotto il digiuno.

Applicazione pratica

Molto prosaicamente, al ritorno dalla palestra andavo a mangiare, iniziando con un’insalata (quasi sempre lattuga, non per mia scelta), poi passavo al secondo (carne o pesce), servendomi a sazietà, poi passavo a carboidrati sempre meno complessi, iniziando quindi da legumi o patate per poi finire con pasta o riso…e spesso anche un pezzetto di dessert, quando ci veniva propinato quello avanzato dalla cena dei clienti, e per finire un frutto o due.

Una precisazione sul termine “sazietà”: nella warrior diet, infatti, si mangia una determinata categoria di alimenti (nell’ordine: vegetali crudi, vegetali cotti, fonti proteiche, fonti di carboidrati) finché non si “sente” di averne abbastanza.
All’inizio sembra strano, ma dopo un po’ in effetti ci si autoregola abbastanza agevolmente: all’inizio del pasto, infatti, ci si sente in grado di divorare un paio di cespi di insalata (e forse è anche successo), ma poi l’attenzione si sposta quasi automaticamente alla carne, e anche lì, quell’impellenza “primordiale” di mangiare, che dopo un po’ lascia il posto ad altro… alla fine ci si alza da tavola con il giusto senso di sazietà, anzi, con un senso di appagamento molto gradevole.

Per ovvi motivi, non avendo accesso alla cucina, la preparazione dei cibi e la loro scelta erano alquanto diverse da quanto indicato nel libro, ma su questo tornerò in seguito.

Effetti

Eccoci al punto che forse vi interessa di più. Prima di parlare degli effetti sul fisico, mi preme accennare a quelli psicologici, o forse psichici, non so quale termine sia più adatto.

Anzitutto una strana facilità nel digiuno: passati i primi giorni, infatti, mi sono reso conto che la fame è più una sensazione che il sintomo di una reale esigenza: passato infatti quel momento in cui sembra di avere veramente bisogno di mangiare per non stare male, il corpo si adegua alla situazione, e lo stomaco vuoto diventa una sensazione come le altre, come quella di avere il sedere appoggiato alla sedia, è lì, presente, ma non da fastidio. Piccola osservazione: l’appetito va e viene ad ondate, un po’ come il dolore in una colica, si manifesta poco a poco, raggiunge un apice, poi diminuisce fino a restare un sottofondo quasi impercettibile, per poi ripresentarsi dopo un po’.

Un altro effetto è stato una grandissima lucidità mentale, una capacità di concentrazione molto acuta, una “consapevolezza di se stessi” molto maggiore del normale. Non so se si tratti solo di una sensazione o di un’effetto oggettivo, misurabile, sta di fatto che – nonostante gli orari molto poco fisiologici – quando ero sveglio ero molto vigile, senza abbiocchi improvvisi, pur essendo io di indole tutt’altro che notturna (se non ho obblighi esterni, tendo a svegliarmi all’alba o comunque in primissima mattinata).

Anche l’umore era buono, oserei dire “grintoso”.

L’autore chiama questo stato d’animo globale “l’istinto del guerriero”, che dorme in noi a causa del regime alimentare da animali domestici al quale la società moderna ci ha abituati (non entro nel merito di queste riflessioni, perché esulano dal discorso).

Il fisico ha reagito molto positivamente; all’inizio c’è stato un calo di peso, credo dovuto alla difficoltà di introdurre un numero sufficiente di calorie in un unico pasto, dai 76 ai 73kg circa, e praticamente tutto a carico del grasso sottocutaneo, soprattutto addominale (e qui gli amanti della “tartaruga” estiva stanno sussultando, lo immagino).
Successivamente (dal secondo mese i poi) il peso ha iniziato ad aumentare, molto lentamente ma in maniera costante; è stato il periodo in cui ero capace di mangiare un piatto di insalata, cinque-sei hambuger (o altrettante cosce di pollo, o quattro-cinque tranci di tonno…non riesco ad essere più preciso con le quantità, mi dispiace), per poi passare ad un piatto abbondante di pasta o riso (200 grammi di sicuro, da una osservazione fattami dallo chef), spesso seguito da un bis equivalente alla metà (per cui un etto abbondante) e un paio di frutti e/o una-due fette di torta, crostata o quant’altro.

Nonostante l’aumento di peso, non sono ingrassato; è stato il periodo della mia vita in cui ho avuto gli addominali più in vista. La crescita muscolare mi è stata confermata in occasione di un mio ritorno in famiglia (mancavo da tre-quattro mesi), in cui i commenti sull’aumento del petto e sull’ispessimento generale si sono sprecati.

Per una valutazione immediata, vi rimando alla mia foto nella home page del sito, scattata il 15 settembre 2011, dopo quindi sei mesi di questo regime, al peso di 77-78kg per un’altezza di 1.72m

Anche la forza è aumentata su tutti gli esercizi fondamentali (60kg sul totale, uniformemente distribuiti tra squat, panca e stacco)

Dubbi

Finora vi ho esposto quanto ho potuto constatare; se avessi avuto i mezzi, il tempo ma soprattutto la voglia, avrei potuto fare delle analisi del sangue prima e dopo, per valutare l’effetto sulla salute, magari anche una plicometria, per avere “numeri” anziché valutazioni estetiche sulla composizione corporea, ma – ripeto – a “pelle” le questioni nutrizionali non mi appassionano, per cui mi sono accontentato di quei pochi riscontri che ho esposto sopra.

Non saprò neanche se e quanto la qualità e la preparazione dei cibi ha influito sui risultati, ma il semplice buon senso mi fa supporre che se avessi seguito le indicazioni del libro (cibi possibilmente biologici, integrali, preparati senza troppi grassi, evitando cotture complesse, etc…) i risultati sarebbero stati migliori.

Conclusioni

Con questo articolo non sono voluto entrare nel merito delle discussioni più accese in campo dietetico (frequenza dei pasti, ripartizione dei macronutrienti e quant’altro), ma solo presentare la mia esperienza, che – se ce ne fosse bisogno – sfata alcuni miti che purtroppo sono duri a morire, e che vengono continuamente riproposti sotto forma di slogan quali:

- bisogna mangiare ogni tre-quattro ore per evitare il rischio di “catabolizzare la massa muscolare”;

- il massimo di proteine che si possono assorbire in un solo pasto è di circa 30 grammi;

- l’alimentazione e l’integrazione pre-work out (cioè quello che si mangia nell’ora precedente all’allenamento) sono di vitale importanza ai fini della resa a breve (energia nella seduta) e medio termine (aumento di forza e massa muscolare);

Certo, non voglio dire che la Warrior diet sia la scelta ottimale, ma semplicemente che il corpo è molto più abile di quanto pensiamo, e di sicuro non è tanto idiota da richiedere che ci si svegli a metà della notte per bere il beverone proteico per scongiurare il catabolismo notturno, o che appena svegli si debbano ingoiare amminoacidi ramificati per interrompere l’autocannibalismo innescato dal digiuno di otto ore durante il sonno.

Che la Warrior diet non sia l’unica soluzione possibile lo dimostra anche il fatto che, finita la stagione e tornato ad orari e condizioni di vita più normali, non ho avuto più voglia di seguirla, e ho ripreso a fare i canonici tre pasti al giorno, e anche con questo tipo di alimentazione i risultati sono arrivati, tra alti e bassi, come del resto per tutti noi comuni mortali.

Una richiesta

Siccome (lo ripeto fino alla nausea, lo so, ma può sempre servire) non sono un esperto di nutrizione, nei commenti a questo articolo non chiedetemi se tale alimento va bene o no, e non postatemi esempi di “pasti unici” da consumare se decidete di seguire la Warrior diet, l’Intermittent Fasting (cercatela sul sito Leengains) o il digiuno modificato…al massimo, posso aiutarvi a capire un passaggio del libro (se non lo trovate in italiano, visto che capisco l’inglese molto bene) o spiegarvi meglio come facevo io, ma niente di più approfondito, perché sono un convinto sostenitore della massima di Wittgenstein: “Di quello di cui non si può parlare, è meglio tacere” *

* Mi scuso con quanti, avendo letto il Tractatus logico-philosophicus, noteranno come questa citazione sia alquanto fuori luogo e snaturata del suo senso originario…ne sono consapevole…ma volete mettere la soddisfazione di chiudere un articolo con una citazione filosofica? ;-)

Commenti

Interessante.. Effettivamente il fatto di mangiare cinque volte al giorno psicologicamente è un po pesante.. Vedrò, magari più avanti la proverò ank io:D

articolo (anzi, reportage) molto interessante, come sempre.

quello che mi piace dei tuoi articoli è che trovi sempre tanta passione e tanti fatti basati sul vissuto e sperimentati sulla propria pelle, senza voler mai fare il sapientone (abitudine sempre più diffusa sul web).

complimenti Fabio, aspettiamo il prossimo! ;-)

La considerazione che sorge spontaneamente quando si parla di alimentazione è che è vero tutto e il contrario di tutto! Nel corso di vari anni, ho letto veramente tantissime cose contrastanti tra loro. Secondo me, già è difficile orientarsi tra i vari metodi di allenamento, ma per l’alimentazione è quasi impossibile. Un motivo è dovuto al fatto che, per vedere gli effetti di un regime alimentare occorre molto tempo. Inoltre, spesso concorrono altri fattori quali riposo, affaticamento, stress, atteggiamento psicologico, ecc. che mischiano le carte ed impediscono di sperimentare risultati attendibili. E, bada bene, che non mi riferisco a letture di studi patrocinati dagli integratori, comprensibilmente poco attendibili, ma a ricerche mediche che, spessissimo, a distanza di anni, risultano contrastanti.
Qualche esempio: quando ero bambino si spingeva i bambini a consumare zucchero (saccarosio) perchè aiutava le funzioni cerebrali. Si riteneva il pane alimento di base dell’alimentazione umana a cui non rinunciare mai.
Anche oggi capita di sentire per televisione, da esimi professori, assai famosi, il consiglio di evitare la carne perchè predispone alle patologie tumorali; il giorno dopo, un dietologo specializzato e assai quotato critica l’alimentazione povera di carne.
Il latte è un’ottima fonte proteica e di calcio, anzi no…. esso non è adatto agli adulti, provoca un accelerato ricambio cellulare e, pertanto, può favorire in soggetti predisposti l’insorgere di patologie tumorali. Inoltre molti sono intolleranti al lattosio…….., ecc. ecc.

semplicemente interessante.
così come lo è la “didascalia” di marconespolo…
certamente spunto di riflessione….
ed infatti mi domando: ma per quelli che vogliono prendere la via della “grossezza” ha così tanto senso seguire i paleoprincipi et similae? (bello il mio latinorum vero?) non credo proprio che gli uomini delle caverne fosserò così “palestrati”….

@Marconespolo: concordo pienamente! Credo che buona parte delle contraddizioni venga dalla decontestualizzazione delle varie indicazioni.
Su bambini molto attivi, che giocavano in cortile o nei campi 3-4 ore al giorno – come è stato il caso almeno fino alla mia generazione o poco più tardi – anche il consumo di zucchero da cucina non mi sembra un’eresia, soprattutto in assenza di “merendine” industriali. E il pane ha nutrito longevi e arzilli contadini e muratori, che non soffrivano certo dei picchi di insulina che affliggono noi sedentari oggi.

@Bonjovi: anche l’aspetto psicologico è importante nell’alimentazione. C’è chi preferisce fare 5-6 piccoli pasti distribuiti lungo la giornata, e chi invece li vedrebbe come un’incombenza. Il succo del mio articolo è che in fondo ci sono molti modi di ottenere dei buoni risultati.

@Lando: grazie, figurati. Se la mia esperienza può servire, sono più che contento di metterla a disposizione.

Ciao, gem1978.

Sugli approcci “simil-paleo” (o “fanta-paleo”, per essere più precisi) ho più di un dubbio, a partire dalle fantasiose ricostruzioni dello stile di vita e dell’alimentazione – appunto – dell’uomo paleolitico. Ho provato a documentarmi in maniera più seria, e sono giunto alla conclusione che l’uomo (homo sapiens sapiens) è “ottimizzato” per sopravvivere, sempre e comunque: praticamente onnivoro, metabolismo basale contenuto, ottima resistenza a lavori poco intensi e molto prolungati nel tempo, buona propensione ad accumulare e mantenere un’adeguata quantità di grasso corporeo (isolamento termico e riserva energetica). Non siamo fatti per essere hp+10 all’8% di grasso, e se lo vogliamo diventare dobbiamo mettere in atto strategie (dieta + allenamento) molto specifici.

Ovviamente siamo liberissimi di farlo, ma non mi sembra onesto intellettualmente proporre una soluzione fondandola su presunte basi “evoluzionistiche” prive di basi scientifiche.

Se vogliamo immaginare come era l’uomo nel paleolitico, basta guardare le (poche) popolazioni rimaste che si basano ancora su caccia e raccolta. Saranno anche atletici, nel senso che si muovono tantissimo, hanno una resistenza nella marcia e nella corsa assolutamente invidiabili, ma sono lontane dal concetto occidentale di “fisico atletico”.

Non mi pronuncio poi sul paradosso di chi vuole seguire stili alimentari paleolitici usando anche integratori alimentari…perché a tutto c’è un limite ;-) !

praticamente hai colto nel segno…
hai espresso quello che pensavo neppure avessi doti paranormali…. :D

:-D ! L’unica dote paranormale che cerco di coltivare è il buon senso!

Provata dieta simile. Ottimi risultati dal punto di vista muscolare ma c’è un ma, un grosso ma o meglio un grosso calcolo. Mangiare una volta al giorno fa venire i calcoli alla cistifellea Io ne sono la prova: niente calcoli prima, 3 calcoli da 3 cm l’uno dopo. Per fortuna niente coliche. Ma il pensiero che prima o poi dovrò operarmi(spero di no) e assumere deursil per tutta la vita per mangiare una volta al giorno…….
Ponderate bene la scelta ragazzi.

Ciao, Giuseppe. Mi dispiace molto per la tua disavventura; sono iscritto ad un gruppo su facebook che parla di alimentazione intermittente (pasto unico o quasi), e devo dire che un effetto collaterale del genere mi suona del tutto nuovo. Ovviamente,conta l’effetto sul tuo fisico e capisco benissimo le tue perplessità.

Ripeto: mi dispiace veramente…

Confermi quindi di non aver avuto cali di forza e di kg sul bilanciere durante gli allenamenti? Cavoli…

Luca, in quell’estate ho guadagnato 20kg sulo squat (da 130 a 150), 10 sulla panca (da 95 a 105) e una quindicina (ma non mi ricordo precisamente) sullo stacco.

Beh Fabio unire carichi alti, addirittura incrementi, (sempre lavorando in multifrequenza, in allenamenti simil powerlifting) ad un fisico relativamente asciutto e tirato è ciò che più desidero… ^^
Grazie per la condivisione intanto, il tuo parere è sempre da tenere in considerazione visto la professionalità con cui vai avanti e ti poni :)

Se mi deidessi di addentrarmi nella warrior diet, mi sapresti indicare una fonte attendibile su cui basarsi per portare avanti una dieta programmata. Grazie cmq!

 

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